I miei spettacoli mettono assieme il poetry slam e la stand up comedy. Spettacoli che fanno ridere e in cui, lo ammetto, sono il primo a divertirmi.
Senti e trema
Uno spettacolo di poetry slam, stand up comedy e twerking
Madre Teresa è un’ottima ispirazione per le startup di tutto il mondo, mentre le cover band preparano un Nuovo Ordine Mondiale in cui tutto è ripetizione mentre Ligabue e Vasco Rossi sono i sovrani indiscussi delle vocali.
L’ultimo spettacolo prima del dominio atteso e sperato dell’Intelligenza Artificiale, che come prima cosa spero prendano possesso del sito dell’INPS e lo migliorino. Non ci vorrebbe poi questa grande intelligenza, a dirla tutta.
Stand up comedy, poesie, alcune cover fatte male ma con grande intensità e trasporto.
Uno spettacolo fatto quasi esclusivamente per fare colpo su Elettra Lamborghini.
Io sto bene/Io sto male
Un reading al contrattacco
con elmi e armi nuove
Da paladini del punk filosovietico alla svolta integralista cattolica di Giovanni Lindo Ferretti, i CCCP prima e i CSI poi hanno attraversato gli anni dell’edonismo reaganiano, del reflusso e della disgregazione dell’Europa. In mezzo a tutto questo, hanno accompagnato la mia vita.
Cosa succede se stacchiamo le parole dalla musica? Se riduciamo all’essenziale le canzoni, togliamo loro la musica e ascoltiamo solo quello che dicono?
Una selezione di testi, non sempre i più famosi, che fanno vedere in maniera diversa le parole di Ferretti. Con in più aneddoti conosciuti e meno conosciuti sulla storia dei CCCP/CSI, e della mia storia con loro.
Questo reading è una questione di qualità, o una formalità, non ricordo più bene.
Una vita dabadan dabadan

Un monologo su Umberto Tozzi e me
“Ho 12 anni, sono su un autobus che scende da Camigliatello Silano di ritorno dalla gita della scuola media. Mentre intorno a me esplodono lotte tra preadolescenti esagitati, io ho un walkman, le cuffie e la cassetta di Umberto Tozzi che mi ha prestato mio fratello dicendo testualmente: “Se la rovini ti uccido”. Per la prima volta mi approccio alla magia di parole come: “Stai, Stella stai, su di me, questa notte come se”.
Non rovinai la cassetta allora, ma Umberto Tozzi provò in diversi modi a rovinarmi la vita da allora in poi, senza per fortuna riuscirci mai. In qualche modo, Umberto Tozzi ha attraversato ogni mio momento importante. Dalla gita della scuola media a 12 anni fino al colloquio di lavoro con il mio futuro capo conclusosi con una discussione appassionante sulla costante presenza degli operai nella poetica di Umberto Tozzi e Giancarlo Bigazzi.
Non è uno spettacolo su Umberto Tozzi, però. Le sue canzoni diventano solo un pretesto per ragionare su quello che è successo a noi e al mondo attorno a noi negli ultimi 30 anni. Un pretesto per raccontare episodi, aneddoti, e in più analizzare le canzoni del nostro cantautore preferito utilizzando uno degli strumenti più temuti della contemporaneità: la presentazione in PowerPoint.
Uno spettacolo che mischia racconto, appunti sulla linguistica di De Saussure, azione cattolica, avvistamenti di alieni e Marco Masini.
Uno spazio in cui raccontare che, per quanto siamo cambiati e cresciuti, quando parte “Gloria” non possiamo esimerci dal cantarla. E in cui scoprire perché, se Umberto Tozzi fosse nato a Liverpool, sarebbe stato “Il quinto dei Beatles”. Parole testuali sue.

