Hai scritto la letterina?

Ho una newsletter che esce regolarmente dal 19 Marzo 2020. Non è tanto in realtà ma, se escludiamo una pausa d’estate, è uscita regolarmente ogni settimana.

Un bell’impegno, eh, però grandissime soddisfazioni. All’inizio aveva 67 iscrittз, oggi è arrivata a oltre 500 e vorrei farla ancora crescere ovviamente, quindi se vuoi invitare altre persone a iscriversi mi puoi dare una mano a raggiungere questo obiettivo.

Ma lasciamo stare i miei obiettivi. Uno dei motivi per cui vado avanti imperterrito con la newsletter ogni settimana è che mi dà modo intanto di dare qualche suggerimento, mi consente di avere un rapporto diretto con chi mi legge, e mi aiuta a imparare cose nuove e a trovare nuovi spunti che poi utilizzo nella mia vita e nel mio lavoro.

Hai mai pensato di lanciare una newsletter? Secondo me faresti bene, ma per renderti il lavoro più facile ecco alcuni suggerimenti. Dopodiché, preparati a sparare mail a raffica, anche se con moderazione.


“Salvami tra i contatti”

Ma ci serve davvero una nuova newsletter? Visto che tutti i giorni ne riceviamo a bizzeffe, a volte riceviamo mail a cui ci eravamo iscrittз secoli fa e non abbiamo mai avuto il coraggio di cliccare su “Disiscrivi”, ci serve mandarne ancora? Dipende…

Una newsletter è uno spazio libero, quindi indipendente dalla piattaforma come invece possono essere i social, non è invasiva perché chi la riceve ha dato di propria spontanea volontà la mail, ma può essere fastidiosa, bisogna ammetterlo. Di sicuro la tua sarà eccezionale, ne sono sicuro, ma vediamo come renderla ancora più bella.

Trova il tuo spazio

Una newsletter in cui racconti i fatti tuoi può essere anche interessante, ma dubito che possa raccogliere molte iscrizioni. Non dico che sia necessario essere completamente distaccatз, ma una newsletter deve essere soprattutto utile. Quindi, a chi la stai mandando? Perché la stai mandando? Che cosa ci scrivi dentro?

Il mio suggerimento è di trovare il tuo spazio, l’argomento che più si adatta a te, e parlare di quello. Ti renderà autorevole agli occhi degli altri, il pubblico sarà selezionato, e potrai anche usarla per promuovere altro come corsi o libri.
Un sacco di risultati con una sola mail.

Ogni quanto?

Questa è una bella domanda, ma la risposta è: basta che sia regolare. Vuoi mandarla ogni settimana? Fallo, ma sappi che è impegnativo. Ogni mese? Bene, ma sii puntuale. Ogni anno? Oddio, qua è proprio pigrizia la tua.

L’imperativo categorico è non cadere mai nella retorica del “La mando quando mi va”. Partiresti a razzo, mandandola ogni due giorni, poi ogni settimana, poi ogni mese, poi ogni tanto, poi mai. Perché è così che funziona, serve disciplina.

E poi è bello diventare un appuntamento costante per chi ti segue. E serve anche a te per imparare sempre qualcosa di nuovo, da trasmettere poi nella newsletter.

Foto di copertina di Luca Bravo su Unsplash

Ti mando un Whatsapp

Io odio i vocali. E le telefonate. Chi mi conosce sa bene che se deve telefonarmi è meglio che prima mi mandi un messaggio per dirmi se mi può telefonare, alcuni addirittura quando mi chiamano o mi mandano un vocale si scusano direttamente come prima cosa. Lo so, sono io che ho delle difficoltà nell’interazione diretta, ma soprattutto ho una soglia dell’attenzione bassisima e delle difficoltà a concentrarmi, quindi se mi suona il telefono mentre sto facendo una cosa ci metto un sacco poi a rimettermi a lavorare.

Oltre alle telefonate e ai vocali, per comunicare uso diversi mezzi: mail, messaggi, Whatsapp, Telegram, Instagram, Messenger. E mi limito solo a quelli più utilizzati. Quante volte il tempo viene spezzettato durante la giornata? Quanti messaggi ricevo e riceviamo? E perché sono sempre importantissimi?

Oggi parliamo di vie alternative di comunicazione sul lavoro, e di quanto migliorino o più spesso peggiorino la possibilità di farsi capire.


Hai visto la mia mail?

Come una novella Csaba Dalla Zorza, oggi voglio illustrarvi le buone maniere per comunicare efficacemente e non farvi urlare dietro da lontano. Per semplificare le cose, facciamo tipo Posta del Cuore e rispondo a delle domande che non mi hanno fatto ma magari mi potrebbero fare.

Posso mandare un messaggio per chiedere se ha visto la mail?

Sì, ma solo se sono passate 24 ore da quando hai mandato la mail. Non fare come chi manda un WhatsApp subito per dire “Ti ho mandato una mail” e se non visualizzi subito il WhatsApp ti chiama per dirti che ti ha mandato un WhatsApp per dirti se hai visto la mail che al mercato mio padre comprò. In generale consiglio di rispettare queste tempistiche:

Mail: dai 24 ore di tempo per rispondere
Messaggi: dai 2 ore di tempo per rispondere
Chiamate: Deve essere una cosa urgentissima che proprio più urgente non si può, altrimenti fai la figura dei call center che ti chiamano per proporti di cambiare gestore del gas e a un certo punto le persone smetteranno di risponderti.

Posso scrivere su WhatsApp per lavoro?

Se sei in buoni rapporti e se è una roba rapida, allora sì. Noi del comitato “No a WhatsApp per lavoro” diciamo che è meglio usare le mail se si tratta di lavoro, soprattutto se è un argomento complesso. Altrimenti il rischio è che le tue chat si intasino di discussioni professionali e perdi dei messaggi personali perché vengono sovrastati dall’incessante turbinio di messaggi di lavoro.

Posso usare la mail come se fosse una chat?

No, perché la mail non è fatta per quello. Scrivi delle mail complete, interessanti, esaustive e farai un grande favore a chi la riceverà. Poi delle mail scritte bene parliamo in un altro numero della newsletter, perché è un argomento che mi interessa.

Posso mandare un messaggio vocale per lavoro?

No.

E perché?

Perché no e basta.

E dai, dimmi perché no!

Perché il vocale porta via tempo, è facile dimenticare le informazioni, se ci sono questioni complesse è un casino registrarle, e poi perché è difficile andare a ritrovare il vocale in cui avevi messo queste informazioni una volta che è passato un po’ di tempo. Quindi, no. Niente vocali per lavoro.

Questa è la mia foto

Qualche giorno fa su Facebook è riapparsa una foto di parecchi anni fa in cui ci sono io. La tipica foto di classe, quando veniva un fotografo professionista a scuola, ci metteva tutti assieme, scattava, sviluppava e faceva pagare la foto un sacco di soldi ma non potevi fare a meno di averla. La mia copia originale chissà se c’è ancora, chissà dove sta, per fortuna una mia compagna di classe dei tempi ne ha fatto una copia digitale e l’ha messa online. Mi è venuto da pensare che una foto suscita un sacco di emozioni e la puoi descrivere in mille modi diversi e, come si suol dire, una foto vale più di mille parole. Oggi voglio proprio partire da questa foto per farti vedere come si possono usare le immagini in una presentazione.

La foto è questa qua. Indovina quale sono io, dovrebbe essere facile.

Sono quello vestito da metalmeccanico

Visto che bella classe? Eravamo in pochi, e questa dovrebbe essere la seconda elementare, se non vado errato.
Come ben saprai, se riesci a far vedere agli altri qualcosa che prima non vedevano, oppure se fai nascere collegamenti inaspettati tra immagini e parole, li aiuti a tenere in buona salute i neuroni e soprattutto stimoli la loro attenzione e la loro capacità di ricordare quello che dici. Ecco, oggi vorrei farti nascere qualche connessione neuronale in più facendoti vedere come usare la stessa foto in 5 modi diversi.

1) Didascalico

Il più semplice di tutti. Devi parlare di quando andavi a scuola, raccontare il tuo percorso di studi, e fai vedere questa foto di te a scuola. Insomma, non aggiungi molto al discorso che stai facendo. Però hai una bella foto, questo di sicuro.
Solitamente, le foto didascaliche sono le più utilizzate nei discorsi pubblici. Quanta poca fantasia, quanta. Possiamo usarla meglio? Credo di sì

2) Generalizzato

Devi parlare del sistema scolastico italiano. Però invece di utilizzare una foto magari scaricata da internet, ne utilizzi una tua e parli della tua esperienza a scuola. In questo modo fai vedere qualcosa di te al pubblico, crei empatia, magari strappi anche una risata. Io ad esempio inizierei dicendo: “Vedete quello vestito da metalmeccanico che sta staccato dagli altri facendo già capire il suo basso grado di socialità? Ecco, quello sono io!”.

3) Cambio di prospettiva

Devi parlare delle nuove prospettive della fotografia. Quindi fai vedere questa foto, ma parli di come nel 1988 le foto si facessero in analogico, con un rullino, aspettando che venissero sviluppate e tutto il resto. Insomma, mostri una foto tua ma non parli del contenuto, bensì del supporto. Pensavano avresti parlato di te, e invece stai parlando di un mondo tecnologico intero.

4) Dal particolare al generale

Mostri una tua foto di quando andavi a scuola, e dici che si tratta di una foto del 1988. Nel 1988 io andavo in seconda elementare, Massimo Ranieri vinceva il Festival di Sanremo con Perdere l’amore, si teneva la prima edizione del Salone del libro di Torino e Michail Gorbačëv assumeva la carica di capo del Soviet Supremo. E partendo dalla foto della tua scuola elementare, eccoti servito un bel discorso sulla Guerra Fredda. Bella connessione, no?

5) Non c’entra niente

Mostri questa foto. Tutti si concentrano su quanto siano carini i bambini, e invece gli fai notare che ci sono 6 maschi e 6 femmine (Maestra inclusa). E inizi a parlare del fatto che invece nel mondo su 193 Paesi solo 10 hanno una donna come Capo di Stato, quindi siamo ben lontani dalla parità. Parti dalla foto delle elementari, e arrivi a parlare della parità di genere in politica. Pubblico in delirio, penderanno tutti dalle tue labbra.

Visto? 5 diversi discorsi introdotti dalla stessa foto che, a pensarci bene adesso e visto quanto la stiamo usando, forse alla fine non l’abbiamo pagata poi troppo cara ai tempi.

Quindi, d’ora in poi, quando dovrai usare delle foto nelle tue presentazioni, usa la fantasia. Te ne saranno grati tutti.

Consigli per gli acquisti: Se vuoi saperne di più sulle immagini, ti consiglio di acquistare Figure di Riccardo Falcinelli. Lui è uno dei migliori art director editoriali italiani, e anche un ottimo divulgatore. Scoprirai un sacco di roba sulle immagini, te lo garantisco.

Il Metodo Tiziano Ferro

Lo confesso, a me piace molto Tiziano Ferro. Anzi, quando mi capitava di fare dei colloqui a delle persone per assumerle, una delle domande trabocchetto che facevo era “Cosa ne pensi di Tiziano Ferro?”. Uno dei motivi per cui facevo questa domanda era perché credo ci sia un equivoco di fondo: Tiziano Ferro, a un ascolto superficiale, sembra il classico cantante che canta banali canzoncine sdolcinate. Poi invece ascoltandolo meglio ti accorgi che è un cantautore molto originale e che ha una capacità vocale e musicale mostruosa.
Ah, il secondo motivo per cui lo chiedevo è che nessunə si aspettava una domanda del genere a un colloquio di lavoro, ed era molto divertente vedere le facce allibite.

Ma, al di là di quello che tu possa pensare del Tizianone nazionale, il motivo per cui lo cito oggi è che molto spesso usa una tecnica per riempire la canzone, e che può tornare utile anche quando si parla in pubblico: gli elenchi.

Quindi oggi parliamo di case, libri, auto, viaggi fogli di giornale e altre amenità. Il resto, non me lo so spiegare.

Pane, latte, uova, zucchero, ecc.

La nostra vita è piena di elenchi. Usiamo una lista per fare la spesa, una lista per le cose da fare al lavoro, un’altra lista con le cose da fare a casa, le bollette da pagare e così via. Questo perché il nostro cervello è abituato a ragionare per liste, elenchi, sequenze. Così sa come vanno le cose, e affronta tutto un pezzo alla volta. Ecco, possiamo prendere questa capacità e girarla a nostro favore quando parliamo di fronte a un pubblico.

Unica cosa a cui stare attentə : non abusare degli elenchi puntati e numerati nelle slide, che invece sono il Male assoluto.

Il menu del giorno

La cosa peggiore che possa accadere in una riunione è la completa mancanza dell’ordine del giorno. Ci si ritrova in una stanza, oppure in videoconferenza, e non si sa di cosa parlare e quindi si riempie il tempo con parole a casaccio. Il lavoro normale viene ritardato, ma tutti credono di aver usato bene il loro tempo quando invece lo hanno solo occupato.

Ecco, usa gli elenchi per fare un ordine del giorno quando devi fare delle riunioni, anche con i clienti, anche con i capi. Anche se non sei tu a condurre, proponi un ordine, e la riunione durerà di meno e funzionerà meglio.

Fai un sommario

Un buon modo per introdurre un discorso è dire già subito di cosa parlerai. Così le persone sanno cosa aspettarsi, hanno un’idea di quanto durerà il tuo tempo sul palco, e si tranquillizzeranno sapendo quando arriverai alle conclusioni. Senza contare che avrai un ottimo modo per iniziare, e sappiamo bene quanto un buon inizio sia già metà del lavoro.

Ma come usare il metodo Tiziano Ferro all’interno del discorso? Esattamente come fa lui, che rimarca il concetto e te lo fa fissare in testa.

Alla mia età

Nella canzone Alla mia età Tizianone dice “Lo sanno tutti che in caso di pericolo si salva solo chi sa volare bene, quindi se escludi gli aviatori, i falchi, nuvole, gli aerei aquile e angeli rimani te”. Vuole rimarcare il concetto del volo, e lo fa per esclusione elencando un sacco di roba che vola. Poteva usare una sola immagine, e invece ne usa 6. Ecco, ora non ti sto dicendo di ripetere 6 volte ogni concetto, ma se ce n’è uno che vuoi ribadire, sfogati liberamente con i sinonimi e le ripetizioni. Servirà come sottolineatura.

Certo, magari cerca di essere più comprensibile di Tiziano Ferro in alcuni passaggi, perché io davvero alcune frasi tipo “Tutto ciò che so te lo dirò e tutto ciò che non sai dire spiega il mare” mica le ho mai capite per davvero…

Bonus Track

L’elenco è anche un buon modo per scrivere una poesia. Il mio amico Paolo Agrati ne ha scritto una fantastica che si chiama 600 euro ed è tutta giocata su questo, ovvero su quello che puoi fare con questa cifra. La trovi qui: 600 euro

Scrivere, che parolone

Qualche mese fa mi è arrivata una lettera dall’Agenzia delle Entrate. Non è quasi mai una bella cosa, e infatti c’erano delle tasse arretrate da pagare, ma non è questo il motivo per cui te ne parlo. Te ne parlo perché la richiesta di pagare era scritta in maniera così semplice e comprensibile che per un attimo mi sono chiesto se non fosse successo qualcosa di strano all’Agenzia delle Entrate, visto che di solito usano parole incomprensibili a chiunque, frasi piene di linguaggio da burocrati e nascondono le reali motivazioni dietro fumosissime parole inutilmente complicate.

Insomma, non dico che ho pagato volentieri, ma leggere un documento ufficiale scritto così bene mi ha quasi commosso. Sembra sempre che per darsi un tono sia necessario usare parole difficili e costruzioni sintattiche arzigogolate, e invece a volte basta dire le cose come stanno.

Oggi quindi parliamo di quanto sia importante scrivere in maniera semplice e chiara quando abbiamo la necessità di comunicare con gli altri. Non in maniera banale, ma diciamo senza la necessità di tirarsela solo perché si conoscono le parole difficili.

L’inutile complessità

Quando andavo a scuola c’era un metodo facile facile per prendere dei voti alti nei temi d’italiano: bastava trovare qualche parola difficile e infilarla nel racconto così, con nonchalance, come se di sovente venissero utilizzate ogni giorno delle parole desuete o enfatiche.

La Professoressa restava basita dalla mia capacità di parlare forbito, e allora prendevo un bel voto. Peccato però che i giorni della scuola e dei temi di italiano siano finiti, e quindi non ci sia alcuna necessità di utilizzare parole inutilmente complesse per esprimere un concetto. Anzi, se la parola è eccessivamente difficile, il cervello dimentica tutto il resto del discorso e si concentra su quella parola incomprensibile.
Il nostro cervello è fatto così, non sopporta gli ostacoli e se ne incontra uno ci si blocca sopra e addio, abbiamo perso tutto il resto.

Quindi vediamo 3 consigli facili facili per scrivere (e anche parlare) in maniera più comprensibile per noi ma soprattutto per chi ci legge.

Scrivi semplice

La tentazione di usare i paroloni per fare bella figura è sempre dietro l’angolo. Peccato però che funzionino solo con i Professori del liceo, mentre gli altri giudicheranno uno stile pomposo come fuoriluogo e perderanno interesse a leggere il resto.
A meno che tu non scriva su qualche rivista letteraria, in cui il linguaggio “alto” è consentito e richiesto, non usare delle parole troppo rare o poco usate. Farai un grosso favore a chi ti leggerà.

Rileggi quello che hai scritto

Quando rileggi quello che hai scritto scorre bene oppure no? Ecco, se hai delle difficoltà tu a leggere quello che hai scritto, immagina chi se lo trova davanti per la prima volta!

Non è un verbale

Mente rileggi le frasi che hai scritto ti senti come un Carabiniere che sta leggendo il verbale di un interrogatorio? Succede quando si provano a usare parole strane e complicate, come se il linguaggio scritto dovesse essere completamente diverso da quello parlato perché altrimenti non è elegante.

Con tutto il rispetto per le Forze dell’Ordine, ma evita di far suonare le frasi come se venissero dettate dal Maresciallo all’Appuntato.